Fiori di Bach

La floriterapia è una terapia vibrazionale che presenta alcune analogie con l’omeopatia, pur differenziandosi da questa. Per comprendere il concetto di “vibrazione” dobbiamo spiegare brevemente cos’è il “campo energetico”. Intorno a ogni forma di materia, in ciascuno dei tre regni della natura, esiste un campo elettromagnetico, più o meno esteso: gli studi scientifici in questo ambito della fisica sono ancora molto limitati, ma fin dall’antichità alcune persone dotate di facoltà sensitive sono state capaci di vedere e descrivere i campi elettromagnetici. Sia l’essere umano che il vegetale o il cristallo possiedono un campo, di energia che alla visione del sensitivo si manifesta come un alone di luce e di colori, la cosiddetta “aura”: questo campo di energia, essendo strettamente collegato al corpo fisico, vibra con frequenze diverse secondo lo stato emotivo o di salute del soggetto e può essere influenzato dalle vibrazioni di altri campi energetici, per esempio quelle dei rimedi floreali.

L’espressione “terapia vibrazionale” significa che il rimedio floreale, portatore di una specifica frequenza o vibrazione energetica, agisce a livello “sottile” — cioè a livello di energia — sul campo elettromagnetico del soggetto che lo assume, in modo simile a quanto fanno i rimedi omeopatici.

L’impronta energetica del fiore è in grado di riequilibrare le vibrazioni distorte in caso di malattia e dai livelli che possiamo de. finire “superiori’ in quanto caratterizzati da frequenze più sottili (la mente, le emozioni), i suoi effetti si riflettono sui livelli “inferiori” (il corpo fisco, la materia). latori di  frequenze più dense. La frequenza viene definita come ‘la somma delle vibrazioni in uno spazio di tempo’: una disciplina vi vibrazionale agisce sulle alterazioni energetiche dell’individuo con frequenze capaci di influenzare e trasformare tali alterazioni energetiche: ne consegue che la terapia vibrazionale, come scrive Ricardo Orozco in “Nuovi orizzonti con i fiori di Bach”, tenta di altare le malattie manipolando questi campi energetici, mediante l’apporto di alte dosi di energia sottile”.

Mentre l’omeopatia si basa sulla dottrina per cui il simile cura il simile (un rimedio che. assunto da una persona sana provocherebbe certi disturbi, è in grado di curare quei medesimi disturbi nella persona che ne soffre), la floriterapia si avvale principalmente di una legge di risonanza. Secondo tale legge, se un soggetto lamenta certi sintomi riconducibili a emozioni o stati d’animo alterati, la risonanza di tali sintomi con I’impronta energetica di un dato rimedio floreale è in grado di ristabilire l’equilibrio quando il rimedio viene assunto. L’essenza floreale. scrive ancora Orozco. “rappresenta quindi un campo energetico sottile che vibra a una determinata frequenza e che, quando entra in con tatto con un altro campo energetico sottile squilibrato di un essere vivente agisce per risonanza vibrazionale, riequilibrandolo..” Ciò significa che, assumendo per un certo periodo un fiore, in un soggetto sano non si manifestano quei sintomi e quegli scompensi emotivi che il fiore dovrebbe curare in un soggetto malato, fenomeno che avviene invece in omeopatia. Pertanto, si può solo parlare di un’analogia di azione tra omeopatia e floriterapia, in ragione del fatto che entrambe lavorano sul campo energetico della persona: sia il rimedio omeopatico che l’essenza floreale trasmettono un’informazione sottile di cui l’organismo ha bisogno per guarire. Quest’ultima considerazione ci riconduce al pensiero di Bach riguardo alla malattia. La malattia, secondo Bach, è la conseguenza di uno squilibrio interiore o dell’accentuazione esasperata di un difetto. Gli stati emotivi negativi sono i veri indicatori della malattia. Uno squilibrio interiore, un conflitto psicologico, un problema irrisolto a livello emotivo o mentale provocano un’alterazione dell’individuo e, se tale squilibrio non viene risolto sui piani sottili. precipita nella materia originando la malattia fisica. Per guarire, quindi, non bisogna curare la malattia fisica, bensì rimuovere lo stato emotivo negativo sviluppando lo stato emotivo positivo, oppure attenuare il diletto sviluppando la virtù contrapposta. I rimedi floreali di Bach ricostruiscono l’armonia tra anima e personalità, affinché il corpo ne tragga giovamento.

Per prevenire le malattie si deve ottenere la conoscenza di sé attraverso la saggezza, la comprensione, la tranquillità spirituale e mentale, il vivere in armonia. Ciò porta a riconoscere gli squilibri della nostra personalità: si può quindi provvedere a un loro bilanciamento in modo che i disturbi scompaiano, impedendo alla malattia di insorgere come conseguenza.

Bach ricollega qualunque malattia a stati emotivi negativi,come per esempio la paura, l’ansia. l’orgoglio, l’egoismo, la crudeltà, la solitudine e l’insofferenza. Il padre della floriterapia distingue tra essenza e personalità: la prima rappresenta la vera natura di una persona, la sua parte più intima, i suoi talenti, il suo lato interiore, le sue aspirazioni e le caratteristiche più vere; la seconda è invece una sovrastruttura creatasi nel tempo, sia per le circostanze della vita, sia in risposta a pressioni esterne, o per convenzioni della società o della famiglia. L’essenza è ciò che noi realmente vorremmo essere, includendo in questa espressione sia uno stile di vita, sia un modo di sentire e di agire celati in profondità dentro di noi che, se fossero vissuti pienamente, potrebbero appagarci.

La personalità è, spesso, ciò che riusciamo ad essere o ciò che noi ci sentiamo costretti ad essere per paura, imposizioni esterne, limiti morali o materiali e via dicendo. quanto più la nostra essenza si allontana dalla personalità cioè quanto più viviamo considerando solo la personalità e non l’essenza. tanto, più sarà facile che si creino in noi frustrazioni, conflitti e di conseguenza malattie.

I rimedi floreali, ristabilendo Ia connessione della coscienza con il nostro Sé, ci aiutano a valorizzare la nostra essenza: grazie ad essi possiamo riequilibrare quelle parti di noi che non viviamo con armonia, trovare sollievo nei momenti di crisi ed avvicinarci all’espressione pin equilibrata della nostra natura più autentica.

La dottrina delle segnature:

Nei tempi antichi la natura più profonda di qualunque essere vivente veniva individuata anche attraverso i simboli il cui linguaggio permetteva di effettuare una diagnosi e trovare così rimedi più appropriati per la malattia. Questa capacità di comprendere e percepire le analogie è parte integrante di un’antica concezione esoterica la dottrina delle segnature riscoperta nel Rinascimento dal naturalista e filosofo svizzero Philipp Theofrast von Hoenheim, conosciuto come Paracelso, che pose fra l’altro a fondamento della medicina altri campi della conoscenza quali teologia, filosofia, astrologia e alchimia, in una continua corrispondenza fra organismo umano ed energie dell’universo. Applicando tale dottrina abbiamo la possibilità di intuire le proprietà curative di una pianta leggendo in essa segni e simboli che rimandano al suo potenziale terapeutico. Infatti, come scrive Philippe Deroide “la dottrina delle segnature ci insegna che è possibile trovare indicazioni relative alle proprietà medicinali delle piante prestando attenzione alle similitudini esistenti tra la forma di certe piante e la forma degli organi dell’uomo”.

Studiando l’habitat della pianta, le sue caratteristiche morfologiche, il modo con cui essa si sviluppa e si riproduce. potremo raccogliere una serie di informazioni tulle sue facoltà guaritrici: nei tempi antichi si immaginava che Dio avesse donato agli uomini in cerca di rimedi per i loro mali una guida basata sui segni esteriori caratteristici delle piante. Sulla base di questa premessa, alchimisti ed erboristi hanno rintracciato svariate corrispondenze tra la morfologia di una pianta e le malattie. Per esempio, scrive Anne McIntyre in  “Guida completa ai fiori della salute”:

“le foglie maculate dell’erba polmonaria, che ricordano la forma dei polmoni, erano indicate per i disturbi polmonari: le noci somigliano alla testa e al cervello e quindi erano ritenute salutari per potenziare l’attività mentale; l’epatica, con le foglie che somigliano ai lobi del fegato, acquista una reputazione nella cura dei disturbi epatici. II favagello ha delle radici a tubero che somigliano alle emorroidi e quindi era usato per trattare questi disturbi; i fiori che secernevano un succo biancastro venivano considerati utili per promuovere un’abbondante montata lattea nelle puerpere. Le foglie della barbabietola. con le loro ramificazioni rosse, erano considerate salutari  per il cuore e la circolazione. Piante con succo giallo simile alla bile venivano usate per trattare disturbi del fegato”.

In effetti la moderna ricerca di laboratorio ha evidenziato che le piante possiedono quelle stesse virtù terapeutiche intuite in passato, confermando il valore di simboli e segni nel linguaggio tipico della natura.

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